Florida 2.0 L’algoritmo di Google si è aggiornato: cos’è cambiato dal 13 marzo

Da alcuni giorni i SEO di tutto il mondo stanno monitorando le SERP di Google per cercare di comprendere come l’Update lanciato il 13 marzo scorso possa aver influito sui risultati di ricerca e sulle classifiche. Per quanto sia vero che Google aggiorni il suo algoritmo quotidianamente, spesso anche più di una volta al giorno, pare che questo aggiornamento sia più significativo, e per questo accolto con interesse, curiosità, ma anche preoccupazione: ricordiamo infatti che il precedente Update Florida del 2003, lanciato in piena stagione  natalizia, aveva sconvolto le SERP di Google, facendo fluttuare i risultati o sparire completamente alcuni siti dai risultati di ricerca.

Sembra comunque che il Florida 2.0 non sia neanche lontano parente del primo Florida: anche per questo è stato ribattezzato con un Tweet March 2019 Core Update, per evitare confusione dal momento che identifica il tipo di aggiornamento e la data di lancio (e forse anche per riabilitare il numero 13).

Ma in sostanza che cosa è cambiato veramente in Google?

Al momento è veramente difficile poter fare bilanci completi ed esaustivi: stiamo assistendo ad una intensa fluttuazione dei risultati, ma non è possibile ancora comprenderne i meccanismi e i criteri; quello che sappiamo è che si tratta certamente di un aggiornamento globale che interessa i siti Web indipendentemente dal paese o dalla regione.

Resta però assolutamente valida l’indicazione precisa fornita dallo stesso Sullivan secondo cui non ci sono correzioni da attuare se non “remain focused on building great content”: questo aggiornamento non vuole penalizzare determinate nicchie o categorie di mercato, contrariamente a quanto sostenuto da tanti.

La finalità di Google non è mirare a qualcuno in particolare, quanto ricordare che sono i contenuti pertinenti e di qualità a determinare la regola di chi scende e chi sale. Google premia chi offre ai propri utenti una buona User Experience, e questa a sua volta è determinata da diversi fattori, primi fra tutti la qualità e la pertinenza dei contenuti che consentono a Google di abbinare più accuratamente le query di ricerca alle pagine web. Concentrarsi unicamente sui contenuti poteva funzionare alcuni anni fa, quando l’algoritmo di Google era più debole: ora invece per un buon posizionamento viene richiesto uno sguardo a 360 gradi sul nostro sito, prestando attenzione a molteplici fattori che determinano la SEO (e che abbiamo affrontato in un nostro precedente articolo): back-links, buona struttura del sito, protocolli di sicurezza Https, ecc..

Chi negli anni è stato in grado di curare il proprio sito considerando tutti questi elementi può vivere questo aggiornamento con un animo certamente più sereno, perché quasi certamente non verrà penalizzato, ma anzi, è possibile che ne trarrà persino beneficio; nel frattempo sarà fondamentale tenere monitorato il traffico e le SERP, analizzare le classifiche per capire cosa sia veramente cambiato nei criteri delle graduatorie.