Arts and Crafts

Era il 1851 quando la Great Exhibition di Londra, raccolse nelle modernissime strutture del Crystal Palace «i prodotti dell’industria di tutte le nazioni», mettendo in evidenza l’irresistibile progresso di un’economia industriale nella quale la produzione meccanica degli oggetti d’uso avrebbe incrementato i consumi e imposto nuovi valori estetici alla cultura e alla società.
Questo sviluppo non fu accolto da tutti in maniera positiva, presa vita  un’opposizione da parte di persone che ritenevano la meccanizzazione dei processi produttivi un’ostacolo alla bellezza dei prodotti, garantita a loro avviso soltanto dai procedimenti artigianali.

Molti furono i teorici che insistettero sulla difesa della qualità formale degli oggetti e delle architetture, ma il primo a scendere in campo fu John Ruskin, nella sua visione gli oggetti e le architetture dovevano esprimere la natura profonda dei popoli. L’esaltazione dell’immediatezza del Gotico, la sua «selvatichezza» e il suo «naturalismo», furono la base delle sue opere, ritenendole superiori all’artificiosa perfezione delle realizzazioni industriali moderne. In questo richiamo all’organicismo delle forme, Ruskin confermava la tendenza dominante verso un disegno delle architetture e degli oggetti ispirato alla dinamicità e al profondo vitalismo della natura.

Queste teorie furono alla base del lavoro di William Morris, che operò direttamente nel settore del design e della grafica. Gli innumerevoli contatti che Morris aveva avuto con il movimento artistico dei preraffaelliti, fecero si che egli applicasse gli stessi princìpi, in una più ampia visione sociale, alla progettazione di arredi e alla grafica. Quando incominciò la produzione di mobili e suppellettili varie, si dedicò anche al disegno di tappezzerie e carte da parati, nelle quali intrecciava motivi vegetali e floreali badando a costruire figurazioni leggere, sottili e prive di spessore. In ciò egli seguiva l’insegnamento di A.W.N. Pugin, il quale deprecava l’uso di tappeti con «fogliami ad alto rilievo», ritenuti sovraccarichi e ridondanti, e si atteneva ai princìpi geometrici e funzionalisti teorizzati anche da Henry Cole e I Owen Jones.

Jones sosteneva che «il segreto del successo di ogni ornamentazione è la produzione di un vasto effetto generale mediante la ripetizione di pochi elementi semplici», ponendo poi l’accento sul «principio del valore intrinseco della linea, la forza organica delle piante e la struttura-simbolo».

Storia del Design Grafico