Il manifesto intorno a metà degli anni ‘800 fu il terreno sul quale la grafica liberty, ma in generale anche tutta la grafica moderna fecero le loro prove più significative. Comunicazione immediata, espressione della cultura urbana, di facile lettura e visibile anche dalla folla in continuo movimento; queste erano le caratteristiche che rendevano il manifesto il padre della comunicazione.
Anche in questo caso l’evoluzione delle tecniche di stampa consentì un rapido sviluppo di questa forma d’arte, attraverso la cromolitografia si riuscì a passare dagli angusti limiti del “vecchio avviso” ad una cultura visiva moderna; non meno importante furono la varianti di formato sulle quali si poteva stampare, il foglio del manifesto assunse dimensioni che lo fecero spiccare sulle pareti delle grandi città, e proprio su questo terreno la grafica e l’arte iniziarono a fronteggiarsi in un incessante scambio di ruoli.
Edouard Manet (1832 – 1883), fu uno dei primi grandi artisti che dedicò la sua vita all’arte del manifesto, nel 1868 disegnò l’affiche pubblicitaria per la raccolta Les chats, di Champfleury, nella cui composizione l’immagine centrale incorniciata dal testo, occupa ancora una posizione tradizionale di semplice illustrazione, manca quindi ancora l’obiettivo dell’organica composizione dei due linguaggi.
Più incisiva e più significativa fu l’attività di due altri grandi artisti, Pierre Bonnard (1867-1947) e Henri Toulouse-Lautrec (1864-1901). Quest’ultimo contribuì a formare quello che fu chiamato “il movimento del manifesto”, iniziando a trattare lo spazio del foglio come uno spazio pittorico di cui il testo verbale era parte integrante.
Storia del design grafico




